Il mondo è pronto a rinunciare al carbone e al petrolio? Risposte da Dubai!

Dubai

A Dubai, alla vigilia della 28esima edizione della Cop, i riflettori sono puntati su una questione di estrema urgenza: la difficoltà di abbandonare le energie fossili. Questo vertice globale sul cambiamento climatico, che ha visto la partecipazione di oltre 70.000 persone, si è svolto in un contesto di sfide climatiche sempre più pressanti, come ondate di calore e siccità senza precedenti.

La Cop28, che ha riunito 197 stati e l’Unione europea, firmatari della Convenzione dell’Onu sui cambiamenti climatici, aveva come obiettivo fare il punto della situazione rispetto all’ambizioso traguardo di limitare l’aumento della temperatura globale a meno di 2 gradi Celsius, come stabilito nell’accordo di Parigi del 2015. Per raggiungere questo obiettivo, è necessario ridurre le emissioni di gas serra del 43% entro il 2030. Tuttavia, le attuali proiezioni indicano un futuro preoccupante, con un aumento previsto della temperatura globale di 2,5-2,9 gradi entro questo secolo.

Nonostante queste previsioni allarmanti, la richiesta di Unione europea, Stati Uniti e altri paesi per un accordo che impegni tutte le parti a eliminare gradualmente l’uso dei combustibili fossili, principali responsabili delle alte emissioni di anidride carbonica, si scontra con forti resistenze. Molti paesi con economie dipendenti dalle fonti fossili, tra cui gli Emirati che hanno ospitato il summit, propongono alternative come la cattura e lo stoccaggio delle emissioni di anidride carbonica nel sottosuolo. Tuttavia, questa soluzione è vista con scetticismo da alcune cancellerie, che temono che possa essere solo un pretesto per ritardare i necessari cambiamenti nei modelli di sviluppo.

Un altro tema centrale dei dibattiti è stato il metano, il secondo gas serra più rilevante dopo l’anidride carbonica, ma con un tempo di decomposizione più breve. Ridurre le sue emissioni potrebbe quindi avere un impatto più rapido nel contrastare il cambiamento climatico, ma ciò richiede un impegno concreto e vincolante che vada oltre le vaghe promesse del passato.

Si prevede che raggiungere un accordo per incrementare significativamente la produzione di energie rinnovabili e il risparmio energetico entro il 2030 sia un obiettivo più realizzabile. Allo stesso tempo, si discute di finanziamenti fino a 300 miliardi di dollari per sostenere le economie più vulnerabili nell’affrontare i cambiamenti climatici e i costi dei disastri ad essi correlati.

L’attenzione è anche rivolta ai grandi emettitori come la Cina, responsabile del 30% delle emissioni globali annue, e gli Stati Uniti, che, nonostante promuovano la capacità rinnovabile e la mobilità elettrica, sembrano intenzionati a opporsi a ulteriori finanziamenti dei fondi Onu per il clima. Il presidente Biden ha annunciato che non parteciperà personalmente al vertice.

L’Unione europea, con ambizioni più elevate, spinge per triplicare la capacità rinnovabile, eliminare gradualmente i combustibili fossili e superare le centrali a carbone, ma anche frenare sull’adozione di tecnologie per la cattura dei gas serra. Questa posizione è condivisa da molti piccoli stati, in particolare quelli insulari, la cui stessa esistenza è minacciata dal riscaldamento globale e dall’innalzamento del livello del mare.