Il collasso dei brand USA: McDonald’s, Coca-Cola e Starbucks sotto attacco nei Paesi Arabi!

Paesi Arabi

Una crisi senza precedenti sta scuotendo i Paesi Arabi, con McDonald’s, Coca-Cola e Starbucks in caduta libera. La Corporate America sta affrontando una grave crisi a causa del conflitto israelo-palestinese, con conseguenze che si estendono ben oltre i confini del Medio Oriente. La battaglia tra Israele e Hamas, insieme ai venti di guerra che soffiano nel Mar Rosso, sta avendo un impatto devastante su alcuni dei più grandi marchi statunitensi, che ora si trovano nel mirino di un crescente boicottaggio.

Da ottobre, diversi Paesi arabi stanno assistendo a un crescente numero di giovani consumatori che abbandonano McDonald’s, evitano i caffè Starbucks e optano per alternative locali al posto della Coca-Cola. La famosa catena di caffè di Seattle è stata persino inserita in liste di marchi “banditi” dai consumatori, che si sono diffuse ampiamente sui social media egiziani.

Secondo quanto riportato da Bloomberg News, in una normale giornata lavorativa al Cairo, decine di locali Starbucks e McDonald’s, solitamente affollati, si sono trovati completamente deserti. Nel frattempo, il produttore di una marca di bevande gassate egiziane ha affermato che le sue vendite sono triplicate dall’inizio del conflitto, poiché i consumatori hanno smesso di consumare Coca-Cola e Pepsi. Questa tendenza si sta diffondendo in diversi paesi musulmani del Medio Oriente e oltre, con persone che esprimono la loro rabbia verso gli Stati Uniti e l’Europa per non aver fatto abbastanza per porre fine all’offensiva israeliana a Gaza.

In Giordania, molti Starbucks e McDonald’s sono rimasti vuoti da ottobre, e persino nei supermercati sono comparse etichette con la scritta “boicottaggio” su numerosi marchi stranieri. In Turchia, il Parlamento ha annunciato che avrebbe rimosso la Coca-Cola dalle caffetterie, mentre in Kuwait i locali Starbucks nelle zone più affollate hanno registrato un forte calo di clienti. Nonostante Starbucks affermi di non avere un’agenda politica e di non finanziare operazioni governative o militari, l’emorragia di consumatori continua.

Il CEO di McDonald’s, Chris Kempczinski, ha rivelato che l’azienda sta subendo un “impatto significativo sul business” nella regione. Nel frattempo, le azioni di Americana Restaurants International, l’operatore di franchising del Medio Oriente per KFC, Pizza Hut, Krispy Kreme e Hardee’s, sono crollate fino al 27% sulla borsa saudita nei mesi successivi allo scoppio del conflitto.

Al contrario, molte aziende locali del Medio Oriente stanno prosperando. Moath Fauri, fondatore di Astrolabe, una catena di caffè giordana, sta eliminando i prodotti americani e francesi nelle sue filiali ad Amman e sta acquistando ingredienti a livello regionale. Le sue vendite sono aumentate del 30% in alcune località negli ultimi mesi.

Secondo Fawaz Gerges, docente di politica del Medio Oriente alla London School of Economics, l’attuale ondata di boicottaggio è sorprendente per la sua intensità e portata transnazionale, ed è guidata dalla giovane popolazione. La situazione in Medio Oriente sta mettendo alla prova la forza e l’influenza delle grandi aziende internazionali, spingendo i consumatori a optare per alternative locali in segno di protesta e solidarietà. Solo il tempo dirà quale sarà l’impatto a lungo termine di questa crisi sulle aziende coinvolte.